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          Il 2026 potrebbe consacrare lo spazio come spina dorsale della difesa moderna?

          3 February 2026

          6 Min Read

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          Punti Chiave

          La ricerca di ARK considera spazio e difesa come un unico stack tecnologico in convergenza e indica che il 2026 potrebbe consolidare lo spazio come la spina dorsale della difesa moderna.

           

          I fatti.

          Nel 2025 gli investimenti privati nelle tecnologie spaziali hanno registrato una forte ripresa. Secondo Reuters, gli investimenti privati sono aumentati del 48%, raggiungendo 12,4 miliardi di dollari, con gli Stati Uniti in testa a 7,3 miliardi di dollari, trainati in larga parte da infrastrutture militari e di lancio.1 Questo capitale non si è indirizzato verso le “app nello spazio”, ma verso hardware, aumento della cadenza dei lanci, costellazioni sovrane e capacità di sicurezza nazionale.

          La politica ora accelera il ciclo. Il 18 dicembre 2025, la Casa Bianca ha firmato l’ordine esecutivo “Ensuring American Space Superiority”,2 che spinge esplicitamente verso una maggiore rapidità negli appalti e un approccio commercial-first. Questo è rilevante perché i meccanismi di procurement determinano i vincitori molto prima che i ricavi emergano nei risultati trimestrali. Inoltre, il 20 gennaio 2026, a Davos, la presidente Ursula von der Leyen ha sollecitato l’Europa a costruire una “nuova Europa indipendente” e a ridurre le dipendenze strategiche,3 rafforzando ulteriormente il ruolo centrale delle capacità sovrane spaziali e di difesa nell’agenda politica.

           

          Ora osserviamo la velocità dei contratti, non i titoli dei giornali.

          Rocket Lab è passata dall’essere una “società di razzi” a un potenziale prime contractor nel settore spazio e difesa. Il 19 dicembre 2025, Rocket Lab ha annunciato un contratto da 816 milioni di dollari come prime contractor con la Space Development Agency (SDA)4 per la progettazione e produzione di 18 satelliti per l’allerta e il tracciamento dei missili nell’ambito della Proliferated Warfighter Space Architecture. Questo incarico ha fatto seguito a un precedente contratto SDA da 515 milioni di dollari, portando il valore complessivo dei contratti SDA di Rocket Lab a oltre 1,3 miliardi di dollari.

          Questa è la convergenza tra spazio e difesa nel mondo reale: lanci reattivi, produzione satellitare scalabile e carichi utili mission-critical in orbita terrestre bassa.5

           

           

          Terzo, la base industriale della difesa ha iniziato a riconfigurarsi.

          Il 13 gennaio 2026, L3Harris ha annunciato una proposta di partnership, senza precedenti, con il Dipartimento della Difesa: un investimento da 1 miliardo di dollari in azioni privilegiate convertibili6 nella propria divisione Missile Solutions, destinato a convertirsi in capitale in occasione di una IPO, con L3Harris che punta a una quotazione (di Missile Solutions) nella seconda metà del 2026. La partnership mira ad ampliare la capacità di produzione di motori a propellente solido, a supporto di programmi critici quali PAC-3, THAAD, Tomahawk e Standard Missile. In altre parole, il collo di bottiglia riguarda la propulsione e la capacità produttiva, e Washington ha scelto di finanziare direttamente la catena di fornitura.

          A questo si aggiunge un catalizzatore di mercato. Reuters segnala che il settore prevede, per il 2026, catalizzatori quali l’integrazione dell’AI, la costruzione di costellazioni satellitari sovrane e possibili IPO di operatori di primo piano come SpaceX.7 SpaceX ha ridotto i costi di lancio di circa il 95% dal 20088 e continua a comprimere la curva dei costi. Se SpaceX dovesse quotarsi quest’anno, i mercati non valuterebbero solo SpaceX, ma l’intero stack “adiacente a SpaceX”: cadenza dei lanci, satelliti, ISR, infrastrutture di difesa missilistica e il livello software che trasforma i dati orbitali in azione.9

           

           

          È esattamente qui che molte allocazioni risultano carenti. Gli ETF sullo spazio tendono a trascurare l’autonomia della difesa e la guerra definita dal software. Gli ETF sulla difesa tendono a sovrappesare i grandi operatori tradizionali e a sottopesare i soggetti dirompenti che oggi stanno plasmando gli appalti.

           

          ARKX esiste perché i confini sono scomparsi.

          La ricerca di ARK mostra che ARKX presenta solo una sovrapposizione di circa il 20-25% in termini di peso con qualsiasi singolo fondo concorrente focalizzato su spazio o difesa.10 ARKX detiene un portafoglio concentrato di circa 25-35 titoli e assegna pesi agli innovatori con convinzione, anziché con esposizioni simboliche. Ad esempio, ARKX ha detenuto Kratos (circa 9%) e Rocket Lab (circa 8%), mentre molti ETF aerospaziali e della difesa più tradizionali allocano solo l’1-2% a questi nomi, se li includono.

          Investiamo inoltre dove la difesa moderna si sta effettivamente dirigendo:

          • Kratos (KTOS): sistemi a basso costo, senza pilota e autonomi, immediatamente dispiegabili, oltre a droni bersaglio e infrastrutture di test che supportano iniziative di difesa missilistica come Golden Dome.
          • Rocket Lab (RKLB): il fornitore di lanci più attivo in Occidente dopo SpaceX, ora vincitore di contratti per satelliti di sicurezza nazionale su larga scala e impegnato nello sviluppo di Neutron per ampliare le capacità.
          • Palantir (PLTR): il livello operativo per l’integrazione dei dati e le applicazioni di AI nella difesa e nell’aerospazio, dove i clienti scelgono sempre più una piattaforma rispetto a soluzioni interne costose e su misura.
          • L3Harris (LHX): la nostra eccezione tra i grandi operatori tradizionali, poiché si posiziona attivamente come “trusted disruptor” e si colloca oggi al centro del collo di bottiglia nella propulsione, con un’espansione della capacità sostenuta direttamente dal governo.

           

          Se si detiene già un ETF sullo spazio e un ETF sulla difesa, è comunque possibile non avere esposizione alla loro intersezione. Nel 2026, tale intersezione diventa il fulcro della narrativa.

          Per gli investitori che desiderano approfondire, il nostro white paper Know Your Space & Defence Innovation Exposure illustra dove le allocazioni tradizionali esclusivamente spaziali o esclusivamente difensive presentano lacune e in che modo ARKX si differenzia in termini di partecipazioni e sovrapposizioni.

          La domanda meno ovvia per il 2026 non è “Possiedo lo spazio?” o “Possiedo la difesa?”. È: possiedo lo stack convergente che oggi i governi finanziano e che i mercati rivaluteranno quando SpaceX diventerà il benchmark?

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